MOXA

Il termine Moxa deriva dal giapponese Moe Kusa che significa erba che brucia. L'erba che viene utilizzata è l'Artemisa Vulgaris (Assenzio cinese), perché emette una frequenza all'infrarosso ( la temperatura raggiunge i 600°C) adeguata e non brucia ne troppo velocemente ne troppo lentamente.
Fin dall’antichità la moxibustione ha conosciuto una vasta diffusione in Asia , principalmente in Cina, in Giappone in Cina, in Giappone Vietnam.

Consistente nel riscaldamento di aree cutanee, sovrastanti punti di agopuntura o percorsi energetici.
E' particolarmente indicata nelle malattie croniche e nei dolori articolari in genere.
L'applicazione è teoricamente identica a quella dell'agopuntura, si basa sugli stessi principi fondamentali e sugli stessi punti.
In un antico trattato cinese si legge:

"La foglia di ai ye (moxa) usata in piccola quantità produce caldo, in grandi quantità forte calore. Essendo di pura natura yang, ha la capacità di rigenerare lo yang primario. Può aprire i dodici meridiani principali, regolare l'energia, espellere il freddo e l'umidità, riscaldare l'utero, arrestare i sanguinamenti, riscaldare la milza e lo stomaco per rimuovere la stagnazione, regolare le mestruazioni e facilitare l'uscita del feto. Quando è bruciata, penetra in tutti i meridiani ed elimina le cento malattie".

Quanto più una malattia è fredda (yin), cioè cronica, con metabolismo lento. Pallore, brividi, stanchezza, arti freddi, tanto più la moxa è efficace.
Al contrario, quanto più una malattia è calda (yang), con dolori acuti localizzati, viso rosso, stato di eccitazione, tanto più è controindicata la moxa.
Durante la gravidanza il feto assume la posizione cefalica orientativamente dal settimo mese in poi; nel caso in cui questo non avvenga naturalmente e la presentazione podalica persista in oriente si ricorre di prassi alla moxibustione o moxa.
Questo trattamento consiste nello scaldare un punto del piede ed ha una casistica molto favorevole dal 70-al 90% di successo. L’efficacia maggiore è da considerarsi fra la 32^ e la 37^ settimana di gestazione.
Alcuni medici consigliano la moxa anche nelle ultime tre settimane, ed addirittura fino al travaglio, poiché le dimensioni fetali non sembrano influenzare il rivolgimento spontaneo. l meccanismo d’azione di questa terapia è collegato al meridiano della vescica, che induce l’attivazione fisiologica della post-ipofisi, che secerne l’ossitocina -ormone che contrae l’utero-, e l’ADH -ormone antidiuretico e ad un’azione sul sistema ipofisario-surrenale.

Controindicazioni

La Moxa è controindicata nei seguenti casi:

- febbre superiore ai 38°;
- grave ipertensione arteriosa;
- bambini al di sotto dei sette anni;
- persone con pelle fragile, come, per esempio, i diabetici.
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